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Sabato 19 Maggio 2012

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Luce sulla "Faida dei boschi" Diciotto fermi dell’antimafia

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Dinanzi al gip, tra qualche ora, dovrebbe concretizzarsi la "stangata" che la procura antimafia del capoluogo ha inferto alle cosche oggi attive nel Soveratese. Diciotto provvedimenti di fermo, quattro persone ancora irreperibili. Un sodalizio criminale che avrebbe controllato diversi settori economici del fascia jonica catanzarese: dal vecchio business dei boschi al nuovo e più redditizio mercato del turismo, passando attraverso il solito mercato degli stupefacenti. Un’organizzazione sgominata con l’operazione dei carabinieri, denominata "Showdown", che ha visto anche il sequestro di beni per un importo superiore ai trenta milioni di euro, individuati grazie all’ attività investigativa della guardia di finanza di Catanzaro. Il provvedimento della procura si inserisce in un ambiente che negli ultimi anni ha registrato diversi fatti di sangue, in una faida che ha segnato la rottura degli equilibri tra le consorterie criminali. Nell’operazione sono finiti gli esponenti delle cosche Sia, Procopio e Tripodi, alleati con il clan Vallelunga di Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia. Un’anticipazione di un’attività investigativa ancora più corposa, accelerata per scongiurare un pericolo di fuga degli esponenti di spicco. Ieri mattina, per spiegare i particolari della brillante attività dell’antimafia del capoluogo, erano presenti il procuratore di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo, l’aggiunto Giuseppe Borrelli, il comandante provinciale dell’Arma Salvatore Sgroi, il comandante del Reparto operativo provinciale Giorgio Naselli, il comandante della Compagnia di Soverato Emanuele Leuzzi, il comandante provinciale della guardia di finanza Salvatore Tatta e gli ufficiali delle fiamme gialle Fabio Canziani e Giuseppe Fulciniti. Il provvedimento di fermo emesso dalla procura distrettuale antimafia è figlio dalle indagini partite subito dopo la scomparsa per "lupara bianca" di Giuseppe Todaro, avvenuta il 22 dicembre del 2009. Con la scomparsa dell’uomo, ritenuto appartenente alla cosca di Guardavalle alleata con le ’ndrine Ruga - Leuzzi dell’Alto Jonio reggino, è esplosa una sanguinosa faida per il controllo del territorio, nota come la "Faida dei boschi". Ricostruendo la fine di Todaro, è stato possibile mettere insieme i tasselli dell’organizzazione criminale con a capo le famiglie Sia, Procopio e Tripodi, individuando anche un ingente patrimonio finito sotto sequestro grazie all’attività della guardia di finanza. E’ stato possibile, infatti, ricostruire gli interessi economici della cosca, con il sequestro di un complesso turistico composto da circa 200 unità abitative destinate a clienti stranieri, prevalentemente irlandesi. Inquest’ambito, le fiamme gialle hanno denunciato 14 persone, alcune delle quali non raggiunte dal provvedimento emesso per il filone seguito dai carabinieri, ma accusati solo di avere favorito l’intestazione fittizia dei beni, con l’aggravante delmetodo mafioso. Nel provvedimento di sequestro sono finite anche quattro ville, una delle quali con piscina, aziende, autovetture e altri immobili.