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Monday, 06 September 2010

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Il commento

Lavoro nero: ai numeri bisogna opporre i fatti

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I numeri sul lavoro sommerso non sono cifre purtroppo nuove per noi che, da oltre 10 anni, lavoriamo sul territorio catanzarese cercando di mettere in luce tutti quei fenomeni che, a tutti gli effetti, hanno creato delle nuove schiavitù. Sui cantieri, nelle campagne, negli uffici, in molti esercizi, il ricorso al lavoro nero è una triste realtà che però non possiamo limitarci a certificare con numeri che non diminuiscono mai. È utile dire quanti sono i lavoratori fantasma, che non possono accedere a nessun diritto e che vengono sotto pagati rispetto agli sforzi con i quali lavorano, è utile stare all’erta perché non si verifichino più i fatti di cui siamo stati spettatori a qualche chilometro da noi,  a Rosarno. Ma dall’utilità delle parole bisogna passare alla politica risolutiva dei fatti e, se è vero che non esiste una ricetta infallibile, è anche vero che è possibile fermare un’emorragia che non crea sviluppo né umano, né economico. Il primo passo lo facciano proprio le pubbliche amministrazioni. Non è più possibile accumulare ritardi nel pagamento delle commesse alle imprese che superano in alcuni casi anche i 6 mesi. Una cabina di regia è utile, ma la raccolta e la certificazione dei dati e dei numeri deve essere propedeutica ad un parallelo lavoro che rilanci azioni concrete che, da un lato intervengano a punire quelle zone d’ombra che esistono nel mondo del lavoro e dall’altro costruisca opportunità di sviluppo concreto affinché offrire e accettare lavoro senza le condizioni di legge, prima ancora che un reato, diventi una cosa sconveniente per tutti.

di Filippo Capellupo

Presidente Commissione per L'Emersione

 

 

Una presa in giro da 45mila euro

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Condividiamo e facciamo nostro l’invito rivolto dal Presidente Napolitano alle istituzioni repubblicane e alla società civile perché si rafforzi, soprattutto nei giovani, la cultura della legalità e il senso della democrazia, e si consolidi il sostegno all’attività di contrasto delle organizzazioni criminali svolta dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. l’invito rivolto dal Presidente della Repubblica nel messaggio inviato in occasione del 28° anniversario dell’uccisione del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa debba far riflettere tutti i poteri dello Stato. Non ci spieghiamo però il comportamento e le decisioni del ministro della giustizia che ricevendo a Roma il procuratore generale Di Landro e il procuratore della Repubblica Pignatone, ha "garantito" appena 45mila euro per gli straordinari e i mezzi e la promessa di riorganizzare la pianta organica del personale. La ‘ndrangheta non si combatte con i pannicelli caldi. È necessario invece  che il Governo nel suo insieme, sostenuto dal Parlamento, non si limiti ad arrestare la manovalanza ma decida una nuova strategia di attacco alla malavita organizzata tendente a colpire soprattutto la "zona grigia" e i colletti bianchi, cioè il vertice della ‘ndrangheta, che evidentemente non ha subito colpi significativi se è vero come è vero che mantiene la gestione dello spaccio internazionale delle droghe oltre a gestire la quasi totalità degli appalti e a pretendere il pizzo da tutte le attività economiche della regione. Oltre a gestire la quasi totalità degli appalti e a pretendere il pizzo da tutte le attività economiche della regione. Il ministro Angelino Alfano dovrebbe inoltre chiarire se corrisponde al vero la notizia secondo la quale la mattina dopo l’attentato al procuratore Di Landro, sarebbe transitato dall’aeroporto di Reggio Calabria e non avrebbe ritenuto opportuno trattenersi anche per poche ore in città. Se ciò fosse vero  unitamente alla presa in giro dei 45 mila euro promessi agli uffici giudiziari, ci troveremmo veramente di fronte a uno Stato a due teste: quella del Presidente della Repubblica, sostenuto da tutta l’opinione pubblica e l’altra, del ministro della Giustizia, che così operando non fa altro che confermare l’idea che una parte importante della classe dirigente italiana, in tema di giustizia è distante anni luce dalle vere esigenze della magistratura, delle forze dell’ordine e dei cittadini.

di Aurelio Misiti

Portavoce nazionale Movimento Autonomie

Pronti a confronto corale sul futuro del vino italiano

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Innegabile il fatto che il settore sia in sofferenza anche e soprattutto per politiche sbagliate, passate e recenti. Siamo sicuri che il ministro sarà il primo a sedersi al tavolo quando le organizzazioni imprenditoriali e agricole gli avranno sottoposto un piano di uscita. L’Uiv  è pronta a confrontare le proprie proposte con tutti i soggetti che hanno a cuore il futuro del vino italiano. Voglio prendere le recenti dichiarazioni del ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan, come uno sprone al nostro settore a guardare le cose buone fatte in questi anni, e sono d’accordo anch’io sul fatto che lamentarsi per lamentarsi è un gioco al quale gli imprenditori seri non dovrebbero mai abbandonarsi. Tuttavia, i problemi esistono e non vanno sottovalutati, e sono sicuro che di fronte a proposte concrete per risolverli il ministro sarà il primo ad ascoltarle. Gli errori del passato, anche recente, ormai sono stati fattied è inutile fare lo scaricabarile delle responsabilità. È urgente invece stilare un’agenda di azioni concrete e condivise dall’intera filiera, che devono avere come obiettivo principale quello di fare pulizia sul mercato delle produzioni obsolete, dei produttori improvvisati e non attrezzati a stare sul mercato, incentivandoli con ogni misura disponibile a uscire. Fatta questa operazione, si deve porre mano a una rivisitazione della politica vitivinicola nel senso più ampio: aggiornare il catasto vigneti; razionalizzare il sistema dei controlli, evitando duplicazioni e sovrapposizioni. Ma soprattutto spostando l’attenzione dalla parte amministrativo-burocratica, oggi prevalente, a quella qualitativa; ridurre drasticamente il numero delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche; evitare di approvare disciplinari in cui si alzano le rese in vigneto e in cantina e incentivare i consorzi e le regioni ad attuare misure di contenimento delle produzioni. Fatta questa operazione bisogna rivedere la politica della promozione, razionalizzando i troppi soggetti oggi presenti e spostando i fondi sempre più a livello centrale, investendo su campagne di livello nazionale e internazionale, che restituiscano ai consumatori la consapevolezza che il vino non è una commodity, ma un prodotto della terra, con i suoi cicli e le sue peculiarità. È il momento di confrontarsi, anche duramente, e di approdare nel più breve tempo possibile a scelte concrete. E sono sicuro che il ministro Galan sarà il primo a sedersi al tavolo quando le organizzazioni imprenditoriali e agricole gli avranno sottoposto le loro proposte. Unione italiana vini è pronta a confrontare le proprie con tutti i soggetti che hanno a cuore il futuro del vino italiano.

di Lucio Mastroberardino

presidente Unione Italiana Vini

La formula vincente del turismo calabrese

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Se la buona tavola e l’aria buona e all’aperto sono le ragioni principali per scegliere l’agriturismo, sempre più spesso insieme a questi "appeal" sono offerti programmi ricreativi come l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking mentre in molti agriturismi non mancano attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici con lunghe passeggiate nei boschi e la partecipazione alle iniziative offerte nel territorio. Nei quasi trecento agriturismi calabresi che continuamente migliorano il loro standard qualitativo da un primo resoconto abbiamo verificato che sono state registrate presenze per circa il 10% in più rispetto all’anno precedente e questo è un dato importante se si considera che gli amanti della vacanza a contatto con la natura amano visitare luoghi che sono situati nelle zone interne della regione. Ma la parte del leone e che ha registrato un vero e proprio boom è stato l’acquisto delle produzioni della filiera agricola ed agroalimentare della Calabria presso i punti vendita degli agriturismi che sempre in numero maggiore si identificano con il marchio "Campagna Amica" dove è stato segnato un aumento degli acquisti del 47%. Una vittoria del prodotto legato al territorio una opportunità per conoscere non solo il prodotto ma anche la storia, la cultura e le tradizione che racchiude oltre a chi contribuisce a conservare questo autentici gioielli. Il turista insieme al relax offerto dal soggiorno conferma uno stile di vita consapevole portandosi a casa le produzioni del territorio e della filiera agricola ed agroalimentare della regione. E’ un dato che ci riempie di soddisfazione perché è la diretta conferma della validità economica del progetto di filiera tutta agricola che offre prodotti locali, freschi e gustosi che rispettano le tradizioni culinarie e seguono il ritmo delle stagioni. Adesso nel mese di settembre le prospettive appaiono buone e ci aspettiamo la conferma dei dati anche perché la vendemmia e la raccolta dei funghi faranno da traino ad un turismo sempre più apprezzato dai cittadini.

di Pietro Molinaro

Presidente Coldiretti Calabria

Tutta la nostra solidarietà all’ing. Marazzita

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È francamente inqualificabile il grave atto intimidatorio di cui è stato vittima l’ingegner Sandro Marazzita, stimato dirigente delle Ferrovie della Calabria, che si è sempre distinto per la sua integrità professionale. Sento il profondo bisogno, per quanto accaduto, di formulargli la mia convinta solidarietà per un gesto che desta altresì molta apprensione nei suoi famigliari. L’incredibile sequenza di attentati ad amministratori locali, dirigenti della pubblica amministrazione, magistrati, in Calabria, ha ormai raggiunto il limite della sopportabilità democratica e civile. Pur se i singoli episodi sono meritevoli di analisi e indagini separate, appare chiaro chel’alto numero di fatti criminali contro rappresentanti delle istituzioni sottende un vasto comportamento criminogeno che ha ormai imbevuto il tessuto sociale in maniera preoccupante. Credo che sia giunto il momento di dare corso ad una sorta di rinascita civile, di probità e di trasparenza di comportamenti, pubblici e privati, per garantire un minimo di agibilità nelle relazioni umane e istituzionali, messe a dura prova da simili atti. È necessario infine, che da parte dello Stato e delle sue articolazioni preposte alla sicurezza ed all’ordine pubblico, si irrobustiscano gli interventi di prevenzione e di repressione con l’obiettivo di arginare un fenomeno, come le continue intimidazioni contro uomini della pubblica amministrazione ed operatori economici, stanchi di essere bersaglio inerme di gruppi criminali senza scrupolo, disposti a tutto pur di torcere a loro favore ogni decisione che viene assunta dai pubblici poteri per gli interessi generali della popolazione calabrese.

di Giovanni Nucera

consigliere reginale Pdl

Riforma elettorale un appello per l’uninominale

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In questo periodo agostano in cui la crisi di Governo, da alcuni invocata da altri velatamente sperata e da altri ancora osteggiata come una sciagura, tiene banco il dibattito sulla legge elettorale attuale (porcellum come l’ha definito il suo stesso estensore, Roberto Calderoli) e fa notizia l’ipotesi di una sua riforma secondo il modello tedesco o quello francese, ciò che non viene detto da nessuno (o quasi) è che nel ’93 i cittadini scelsero con un referendum il sistema elettorale esprimendosi con percentuali bulgare in favore del maggioritario. Ma poi quel voto referendario fu tradito dalla partitocrazia che approvò il famigerato "mattarellum", la Legge che prevedeva non solo un quarto del parlamento eletto ancora con sistema proporzionale mantenendo la supremazia partitocratica nelle liste proporzionali e che, non avendo introdotto le primarie di collegio obbligatorie, consentiva di fatto di scegliere e "nominare", in ciascun collegio, il "rappresentante" dei partiti e non già quello scelto della gente. Già nel 1986 nacque la Lega per l’uninominale, un movimento trasversale a tutti gli schieramenti, con l’obiettivo unico di spingere le istituzioni italiane a riforme di stampo anglosassone, in particolare per quanto riguardava la legge elettorale. Nel luglio del 1987, durante la X Legislatura, i deputati Radicali presentarono una proposta di legge, la cui introduzione è sicuramente una delle spiegazioni più efficaci della proposta radicale di riforma del sistema elettorale in senso maggioritario uninominale. "La proposta che formuliamo" - si legge nella premessa - "è l’adozione di un sistema elettorale basato sul principio del collegio uninominale, cioè sulla regola, considerata fondamentale in paesi di antica democrazia, che ogni collegio elettorale deve avere un solo rappresentante in Parlamento, che la votazione avviene non tra liste concorrenti ma tra singoli candidati, e che l’eletto è colui che nel collegio ha raccolto il maggior numero di consensi. Ogni comunità ha quindi un unico rappresentante parlamentare e la scelta di questo avviene con un sistema elettorale che valorizza al massimo il rapporto tra eletto ed elettore, diminuendo il peso di intermediazione dei partiti. Il collegio uninominale nel sancire, infatti, la proclamazione diretta del candidato, sul quale sia confluito il maggior numero dei voti validamente espressi nell’ambito di una circoscrizione, consente a tutti gli iscritti nelle liste delle sezioni della medesima a considerarlo, nel bene e nel male, precipuamente come il loro rappresentante e non solo del contrassegno sotto il quale sia stata espressa la candidatura". Andare al voto con la legge elettorale attuale sarebbe comunque un voto nuovamente anti democratico. Avremmo delle elezioni partitocratiche in cui gli eletti saranno di fatto dei nominati. È per questo motivo che i Radicali hanno lanciato un appello per l’uninominale (con un sito apposito www.uninominale.it dove è possibile sottoscriverlo) che è già stato accolto da numerosi esponenti politici di tutti e tre gli schieramenti. L’elenco è davvero lungo e va da Pietro Ichino, giuslavorista nell’Università di Milano, senatore Pd, a Mario Baldassarri, economista, senatore Fli passando per Alfredo Biondi, avvocato, già Vice Presidente della Camera. Ovviamente tra i firmatari ci sono tutti i Radicali: Emma Bonino, Vice Presidente del Senato Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno Tocchi Caino. Adolfo Urso, Vice Ministro allo Sviluppo economico ha dichiarato: "Condivido l’appello per l’uninominale come strumento per restituire il potere di scelta ai cittadini, riaffermare il ruolo della società civile e la laicità dello stato, promuovere il bene comune e l’interesse generale del paese. Questi erano i valori fondamentali del polo delle libertà e devono essere pienamente rappresentati oggi nel centrodestra italiano". Insomma, quello che i Radicali propongono a tutte le forze politiche è un un sistema elettorale ispirato a quei modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili - quali quelli anglosassoni - che "si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini, dare agli elettori la piena libertà, l’effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il Governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell’eletto con chi lo elegge, promuovere in questo modo, al tempo stesso, l’autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse, ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo - divenuto insostenibile - delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari". Una riforma elettorale di questo tipo si potrebbe adottare anche per l’elezioni del Consiglio regionale per evitare che vengano eletti, o inseriti nelle liste, i famosi impresentabili che militano nell’area grigia a cavallo tra la ’ndrangheta e la partitocrazia.

di Giuseppe Candido

Partito Radicale

Adesso serve una seria politica industriale

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Le recenti dichiarazioni del cardinale Bagnasco sulla vicenda di Melfi, seguite alla risposta del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai tre operai licenziati e reintegrati dal Tribunale di Potenza, dovrebbero indurre la Fiat ad un supplemento di riflessione sul senso dell’offensiva che sta portando avanti. La dignità dei lavoratori va rispettata. Adempia a quanto disposto dalla magistratura, allenti il clima di conflitto alimentato. Il ministro Sacconi, da parte sua, smetta di strumentalizzare la vicenda ed il Governo nomini il ministro dello Sviluppo Economico per mettere finalmente in campo una seria politica industriale, come hanno già fatto tutti i Paesi segnati dai processi di ristrutturazione

L’atto di denuncia è il primo passo per reagire alla mafia

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Rimaniamo allibiti di fronte l’ennesima intimidazione subita dal Procuratore generale di Reggio Calabria. Ci troviamo nuovamente a commentare episodi di estrema gravità che si ripercuotono su coloro che si spendono quotidianamente per garantire sicurezza e legalità in una società come la nostra che deve necessariamente rifiutare i poteri mafiosi per il

Ora è il momento di dire basta davvero

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Di fronte al gravissimo attentato contro Salvatore Di Landro non servono parole e attestati. È urgente un’azione da parte dello Stato tesa a garantire prima di ogni altra cosa, la massima sicurezza a quanti, trovandosi ad operare su fronti assai delicati, sono sempre più spesso fatti bersaglio di vigliacche intimidazioni. Ci sono clan - aggiunge - che vogliono dimostrare sempre di più che alla loro arroganza nessuno riesce a porre limiti. Ma le cui azioni delinquenziali danno pure a dimostrare che soffrono della pressione imposta da un lavoro investigativo compiuto con grande dedizione e professionalità. L’arrivo del procuratore

La strada della legalità è l’unica possibile

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Ancora un vile attacco alle istituzioni regionali, ancora una risposta violenta a tutti coloro che intendono modificare le cose in Calabria. Le nuove minacce al Presidente Scopelliti dimostrano che ad ogni efficace iniziativa, della magistratura o della politica, la criminalità organizzata risponde sempre nell’unico modo che conosce, cioè intimidendo.Ma ormai si respira, complessivamente, un’aria nuova nella nostra regione e si rafforza la consapevolezza che cambiare si può e che i calabresi non sono ineluttabilmente condannati al sottosviluppo ed ai condizionamenti perenni.La mafia c’è e, purtroppo, anche le cronache calabresi di questi giorni lo dimostrano. Ma c’è anche una parte della società, di

Ripristinare ordine e legalità per i cittadini

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La recente intimidazione compiuta nei confronti del presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, è un atto grave e vigliacco. E’ rappresentativo del clima in cui si vengono a trovare quanti sono impegnati nella politica e nella amministrazione della cosa pubblica in questa terra. La criminalità minaccia puntualmente tutti coloro che intendono operare nel pieno della legalità e caratterizzare il proprio impegno con il principale obiettivo che è quello di ripristinare l’ordine contro il disordine, la legalità contro l’illegalità, per la sicurezza dei cittadini e per lo sviluppo del territorio. Al presidente della Regione Giuseppe Scopelliti esprimo tutta la mia solidarietà.

di M. Grazia Laganà

Parlamentare Partito Democratico

 

 

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