In questo periodo agostano in cui la crisi di Governo, da alcuni invocata da altri velatamente sperata e da altri ancora osteggiata come una sciagura, tiene banco il dibattito sulla legge elettorale attuale (porcellum come l’ha definito il suo stesso estensore, Roberto Calderoli) e fa notizia l’ipotesi di una sua riforma secondo il modello tedesco o quello francese, ciò che non viene detto da nessuno (o quasi) è che nel ’93 i cittadini scelsero con un referendum il sistema elettorale esprimendosi con percentuali bulgare in favore del maggioritario. Ma poi quel voto referendario fu tradito dalla partitocrazia che approvò il famigerato "mattarellum", la Legge che prevedeva non solo un quarto del parlamento eletto ancora con sistema proporzionale mantenendo la supremazia partitocratica nelle liste proporzionali e che, non avendo introdotto le primarie di collegio obbligatorie, consentiva di fatto di scegliere e "nominare", in ciascun collegio, il "rappresentante" dei partiti e non già quello scelto della gente. Già nel 1986 nacque la Lega per l’uninominale, un movimento trasversale a tutti gli schieramenti, con l’obiettivo unico di spingere le istituzioni italiane a riforme di stampo anglosassone, in particolare per quanto riguardava la legge elettorale. Nel luglio del 1987, durante la X Legislatura, i deputati Radicali presentarono una proposta di legge, la cui introduzione è sicuramente una delle spiegazioni più efficaci della proposta radicale di riforma del sistema elettorale in senso maggioritario uninominale. "La proposta che formuliamo" - si legge nella premessa - "è l’adozione di un sistema elettorale basato sul principio del collegio uninominale, cioè sulla regola, considerata fondamentale in paesi di antica democrazia, che ogni collegio elettorale deve avere un solo rappresentante in Parlamento, che la votazione avviene non tra liste concorrenti ma tra singoli candidati, e che l’eletto è colui che nel collegio ha raccolto il maggior numero di consensi. Ogni comunità ha quindi un unico rappresentante parlamentare e la scelta di questo avviene con un sistema elettorale che valorizza al massimo il rapporto tra eletto ed elettore, diminuendo il peso di intermediazione dei partiti. Il collegio uninominale nel sancire, infatti, la proclamazione diretta del candidato, sul quale sia confluito il maggior numero dei voti validamente espressi nell’ambito di una circoscrizione, consente a tutti gli iscritti nelle liste delle sezioni della medesima a considerarlo, nel bene e nel male, precipuamente come il loro rappresentante e non solo del contrassegno sotto il quale sia stata espressa la candidatura". Andare al voto con la legge elettorale attuale sarebbe comunque un voto nuovamente anti democratico. Avremmo delle elezioni partitocratiche in cui gli eletti saranno di fatto dei nominati. È per questo motivo che i Radicali hanno lanciato un appello per l’uninominale (con un sito apposito www.uninominale.it dove è possibile sottoscriverlo) che è già stato accolto da numerosi esponenti politici di tutti e tre gli schieramenti. L’elenco è davvero lungo e va da Pietro Ichino, giuslavorista nell’Università di Milano, senatore Pd, a Mario Baldassarri, economista, senatore Fli passando per Alfredo Biondi, avvocato, già Vice Presidente della Camera. Ovviamente tra i firmatari ci sono tutti i Radicali: Emma Bonino, Vice Presidente del Senato Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno Tocchi Caino. Adolfo Urso, Vice Ministro allo Sviluppo economico ha dichiarato: "Condivido l’appello per l’uninominale come strumento per restituire il potere di scelta ai cittadini, riaffermare il ruolo della società civile e la laicità dello stato, promuovere il bene comune e l’interesse generale del paese. Questi erano i valori fondamentali del polo delle libertà e devono essere pienamente rappresentati oggi nel centrodestra italiano". Insomma, quello che i Radicali propongono a tutte le forze politiche è un un sistema elettorale ispirato a quei modelli sperimentati ormai da secoli in regimi civili - quali quelli anglosassoni - che "si sono rivelati tra i più fecondi sul piano della democrazia, della sicurezza e del benessere dei propri cittadini, dare agli elettori la piena libertà , l’effettivo pieno potere e la piena responsabilità di scegliere il Governo e gli eletti, assicurando un rapporto personale efficace dell’eletto con chi lo elegge, promuovere in questo modo, al tempo stesso, l’autonomia della società civile e la laicità dello Stato, intesa come metodo indispensabile di cooperazione per il bene comune tra persone di fedi o ideologie diverse, ridurre il costo delle campagne elettorali e tagliare il costo - divenuto insostenibile - delle rendite che gli apparati dei partiti si assegnano quando si consente loro di assumere la funzione di tramite tra i cittadini e i parlamentari". Una riforma elettorale di questo tipo si potrebbe adottare anche per l’elezioni del Consiglio regionale per evitare che vengano eletti, o inseriti nelle liste, i famosi impresentabili che militano nell’area grigia a cavallo tra la ’ndrangheta e la partitocrazia.
di Giuseppe Candido
Partito Radicale