Prove tecniche di divorzio e i finiani si organizzano
ROMA - Silvio Berlusconi mette nero su bianco una dura censura politica contro Gianfranco Fini ed i suoi fedelissimi. Ma il presidente della Camera gli lancia un inaspettato ramoscello d’ulivo della tregua auspicando di poter confermare insieme al Cavaliere l’impegno con gli elettori, senza inutili mattanze. Qui sto e
qui resto, dice l’ex leader di An, parlando del partito, che però ottiene una risposta negativa dal vertice del Popolo della libertà convocato in tarda serata dal premier, e terminato a notte fonda: vertice che conferma la volontà del Cavaliere di tirare dritto ritenendo tardivo, fuori tempo massimo ,il riposizionamento del cofondatore. Da qui il documento di censura discusso ieri alle 20 nel corso di una riunione dell’ufficio politico. Che il divorzio tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini fosse ormai alla porte non era più mistero per nessuno. Ne parlava come un dato acquisito Umberto Bossi «ognuno andrà per la sua strada», è stata la sintesi del leader della Lega così come non ne ha fatto mistero in questi giorni il premier che, di fronte all’ipotesi di una divaricazione, di una spaccatura del Pdl, ha rassicurato: i numeri sono abbondanti e non c’è alcuna possibilità di cambiamenti di governo o di maggioranza. E i "finiani" alle Camere allora si stanno organizzando per formare nuovi gruppi parlamentari, fuori dal Pdl. A quanto si apprende, in mattinata i deputati vicini al presidente della Camera hanno avuto una riunione nell’ufficio di Italo Bocchino per sottoscrivere la richiesta al presidente di Montecitorio per costituirsi in un gruppo autonomo. E si stanno muovendo anche al Senato. Uno dei sottoscrittori, dice che al momento le firme raccolte alla Camera dovrebbero essere quasi una trentina. Ma il documento è in stand-by in attesa di capire le decisioni della maggioranza del partito. Bocchino ha avuto un colloquio con Gianfranco Fini nel suo studio, probabilmente per aggiornarlo dell’iniziativa. Sarebbe infatti Fini, in qualità di presidente della Camera, a dover dare l’autorizzazione per il nuovo gruppo. Da regolamento, a Montecitorio bastano almeno venti firme per formare un gruppo autonomo. Anche al Senato ci sarebbero più di dieci senatori, sufficienti a formare un gruppo autonomo. All’incontro con Fini avrebbero infatti partecipato dodici senatori. «Non è una guerra di religione», ha dichiarato uno dei senatori del Pdl partecipanti all’incontro. «Fini ha esposto le sue motivazioni in modo pacato, sereno, equilibrato e ponderato. Al Senato ci riuniremo anche la prossima settimana, abbiamo tempo per organizzarci». Secondo quanto si apprende, gli aderenti alla Camera sarebbero: Bocchino, Briguglio, Granata, Raisi, Barbareschi, Proietti, Divella, Buonfiglio, Barbaro, Siliquini, Perina, Angela Napoli, Bellotti, Di Biagio, Lo Presti, Scalia, Conte, Della Vedova, Urso e Tremaglia. Secondo quanto riferiscono, ci sarebbero poi altri deputati finiani, che non aderiscono a Generazione Italia, che starebbero valutando la possibilità di firmare il modulo. Fra questi, Bongiorno, Paglia, Lamorte, Rubens, Menia, Angeli, Ronchi, Moffa, Cosenza, Patarino. Alcuni di loro hanno espresso nelle settimane passate dubbi sulla possibilità di seguire Fini nel caso di una rottura, ma altri sarebbero pronti a seguire questa strada. «Questi numeri mettono la golden share del governo nelle mani di Fini», ha detto convinto una fonte parlamentare che partecipa al progetto. «Sta arrivando una perturbazione...». Il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa inseguito dai cronisti che gli chiedono di fare previsioni su quanto potrà accadere in futuro e scherza facendo una previsione metereologica: «Davvero - aggiunge sorridendo - dicono stia arrivando. I giornali tanto usciranno domani mattina, aspettate stasera...».













































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